Bettini, Marx e il tragicomico anticomunismo del Tempo

La requisitoria di Giancristiano Desiderio parte dalla politica estera, attraversa Marx ed Hegel e finisce per inciampare nelle proprie forzature.

Bruno GravagnuoloFlusso Quotidiano
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ANSA

Strampalata requisitoria contro Goffredo Bettini su «Il Tempo» di Giancristiano Desiderio, filosofo crociano sannita, formatosi al «Secolo d’Italia» e che spazia da «Platone e il calcio» ad «Aristotele spiegato con Totti», fino a una densa «Teoria delle stronzate» (sic), Castelvecchi editore, 2021. Tesi: Bettini è un sofista. Perché mischia e imbroglia le carte. Affermando che Russia e America pari sono, perché bombardano e aggrediscono, e che Israele non è da meno perché distrugge Gaza e la Palestina. L’imbroglio, per Desiderio, starebbe qua: gli Usa e Israele difendono la libertà contro l’orrore e la minaccia islamica, mentre la Russia invade un Paese libero e civile. Pertanto, usando premesse fallaci, ovvero comparando Usa e Israele con la Russia, Bettini farebbe il gioco delle tre carte, rovesciando la verità dei fatti. E anzi negandoli. Da perfetto marxista che dice: tanto peggio per i fatti. Frase ironica di Hegel che usa spesso anche Calenda contro chi attacca Industria 4.0. Ma Desiderio non lo sa. Non vale la pena fare le bucce a queste puerilità, salvo ricordare che a decidere ciò che è lecito o meno in certe cose è solo il diritto internazionale, che condanna ogni invasione e aggressione di un Paese sovrano. Da Agostino a Tommaso, a Kant e a Kelsen. E non già la moralina di chi, come Giancristiano, divide i buoni dai cattivi nel mondo e nelle guerre.

Ma ciò che diverte nell’articoletto è l’excursus furente che a un certo punto si impossessa dell’autore, trascinandolo verso i massimi sistemi della storia universale e del marxismo. Dove torna la tesi folgorante dell’inizio. E cioè: dietro Bettini c’è tutta la fallacia rovinosa e demoniaca di Karl Marx stesso e in persona. Che, conclamando una falsa teoria, cioè la teoria del valore-lavoro, spacciò un fatto falso per verità, arrecando al mondo ogni calamità. Dai moti operai dell’Ottocento ai 5 Stelle e al campo largo! Talché Bettini perpetua il maleficio marxista, con la sua alleanza innaturale e controfattuale con Conte e via dicendo. L’iperbole comica di questi arditi passaggi storiografici si completa poi così. Con due notazioni basilari dell’autore. La prima è uno sfondone. Il Colletti che «liquiderebbe Marx nell’Intervista filosofica Laterza del 1974», distruggendo la solita teoria del valore. Il che è una frottola, perché lì Colletti se la prendeva con la non scientificità della dialettica hegeliana e non già con il plusvalore. E infine l’epica conclusione. Il tragico maleficio marxista con Bettini non si ripete solo come farsa, come diceva Marx sui ricorsi storici. Bensì «sia come tragedia che come farsa», della serie «abbondiamo», diceva Totò con Peppino De Filippo! E alla fine così Giancristiano Desiderio approdò alla profonda verità del suo stesso pensiero e del suo metodo. Il tragicomico.

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