Avere vent’anni, festeggiare la Liberazione
Da Teresa Mattei a Nilde Iotti, le giovani protagoniste della Resistenza portarono nelle istituzioni diritti e libertà: un’eredità che oggi vive nelle nuove generazioni impegnate su cittadinanza, parità e pace.

ANSA
Avevano 25 anni Teresa Mattei e 26 Nilde Iotti come Angiola Minella quando vennero elette all’Assemblea Costituente. Alcune di loro non intervennero mai in un’aula popolata da 535 colleghi uomini e scrissero, tanto e ovunque parlando soprattutto alle donne. Scrissero relazioni e interrogazioni parlamentari, volantini per le lavoratrici, documenti politici a latere di congressi e scuole di politica internazionali, articoli su innumerevoli giornali e riviste; Il popolo trentino, La Nazione, La Voce, L’Avvenire, L’ Ago, Il Solco, Italianissima, Il Giornale della donna, La Difesa delle lavoratrici, Compagna, L’Unita, Lo Stato operaio.
Continuava così la rivoluzione che le aveva viste protagoniste negli anni delle Resistenza e del regime, imprigionate come Adele Bei che trascorre 8 anni reclusa alla Mantellate e poi a Perugia o nei campi di concentramento come Teresa Noce, la più giovane ad entrare nell’Assemblea costituente. Insegnanti come Bianca Bianchini che tornerà in cattedra al Liceo Virgilio di Roma o attive in Croce Rossana come Angela Gotelli e altre donne cattoliche.
Vivono il lavoro istituzionale come la responsabilità pubblica di porre le condizioni per migliorare la vita della popolazione femminili attraverso il suffragio, il lavoro, il divorzio, diritto alla maternità, alla scuola e alla salute, contro il licenziamento automatico, lo sfruttamento sessuale, la chiusura di alcune carriere pubbliche.
Consapevoli che non esiste alcuna libertà senza una Liberazione, non tornano indietro e irrompono nelle istituzioni, rimanendoci a lungo come Nilde Iotti, storica prima donna a presiedere la Camera per oltre 10 anni e prima comunista al Parlamento Europeo nel 1969. Molte diventeranno sindache, come Angela Maria Guidi Cingolani a Palestrina nel 1946 e consigliere comunali, come Bianca Bianchi a Firenze nel 1954.
Conoscono tutto il territorio dall’Abruzzo a Trento, ovviamente Roma, Brescia, la Sardegna, Firenze, Genova e Catania, ma anche Mosca, Parigi e la Germania. Animano continuamente reti e relazioni attraverso l’Unione Donne Italiane, i Gruppi di Difesa della Donna e la Gioventù femminile, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani.
Alle 21 donne Costituenti ritratte nella campagna promossa da Roma Capitale, che incontreremo ancora in questi giorni di Festa della Liberazione presso il Mattatoio, noi dobbiamo tutto, ai loro vent’anni di lotta antifascista che ci fanno guardare con gioia l’attivismo politico delle giovani generazioni come dimostra la recente apertura del lavoro Anpi con gli under 30. Alle nuove ventenni, protagoniste del referendum dobbiamo ancora tutto, dal diritto al voto fuorisede, la riforma della cittadinanza, la lotta ai femminicidi, il rifiuto della guerra e delle derive sovraniste.
**Ora e sempre. **
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