Autonomia o obbedienza? Lo scontro tra Washington e Madrid scuote la Nato

Dopo una mail del Pentagono che ipotizza misure punitive contro la Spagna, il governo Sánchez rivendica il rispetto del diritto internazionale e apre una crepa nell’atlantismo compatto guidato dagli Stati Uniti.

Marco ColomboFlusso Quotidiano
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ANSA

Le tensioni tra Stati Uniti e Spagna si sono riaccese dopo la diffusione di una mail interna del Pentagono, rivelata da Reuters, in cui si ipotizzano misure punitive contro alcuni alleati Nato considerati “poco collaborativi”, tra cui Madrid. Tra le opzioni ventilate compare anche la sospensione della Spagna dall’Alleanza atlantica, in risposta al rifiuto del governo di Pedro Sánchez di concedere basi e spazio aereo per le operazioni militari statunitensi nella guerra contro l’Iran. Donald Trump avrebbe espresso forte irritazione per questa posizione, già oggetto di attriti nei mesi scorsi. Il premier spagnolo ha però ridimensionato l’allarme, affermando di non essere preoccupato e sottolineando che «contano i documenti ufficiali, non le email», ribadendo la lealtà di Madrid alla Nato e il rispetto del diritto internazionale.

L’ipotesi di sospendere un Paese membro, oltre a essere giuridicamente inconsistente, appare come uno strumento di pressione tipico di una logica di potenza che poco ha a che fare con il multilateralismo proclamato. Il punto, semmai, è un altro: la pretesa statunitense di obbedienza strategica anche quando le scelte militari – come nel caso del conflitto con l’Iran – sollevano dubbi di legittimità e opportunità. La posizione del governo Sánchez, pur con tutti i limiti della socialdemocrazia europea, introduce un elemento di discontinuità: rivendicare autonomia decisionale dentro la Nato significa incrinare l’idea di un blocco compatto guidato da Washington. È qui che si apre uno spazio politico interessante per la sinistra europea, spesso schiacciata tra atlantismo acritico e marginalità. Difendere il diritto internazionale non è solo una formula diplomatica, ma un modo per sottrarre la politica estera alle logiche di escalation permanente.

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