Autocrazia dai piedi d’argilla: la fragilità della svolta autoritaria trumpiana
Tra epurazioni politiche e derive autoritarie, l’America di Trump mette alla prova i propri anticorpi democratici

ANSA
Pulizie di primavera a Washington: saltano alcune figure centrali della seconda amministrazione Trump. Dopo la sostituzione risalente a qualche settimana fa di Kristi Noem dal ruolo di Segretario della Sicurezza Interna è stata la volta di un’altra pasionaria, la Procuratrice Generale Pam Bondi. Sembra che dietro la scelta di Trump di sostituirla sia stata la scarsa efficacia nel perseguire gli avversari politici dello stesso Presidente. Alla Difesa si dimette il Capo di Stato Maggiore dell’esercito americano Randy George: nominato da Biden nel 2023, la sua scadenza naturale sarebbe stata nel 2027. Secondo le ultime indiscrezioni, poi, è incerta la posizione di Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence USA, che si era rifiutata di smentire le indiscrezioni dell’ex capo dell’antiterrorismo USA Joe Kent secondo le quali l’Iran non rappresentava una minaccia immediata per gli Stati Uniti.
L’obiettivo di Trump, ormai conclamato, è trasformare la democrazia americana in uno Stato autoritario: L’esito è una distopia in piena regola, di quelle che si vedono nei telefilm: avventure belliche dagli scopi non chiari ed esiti incerti, gestione violenta dell’ordine pubblico e persecuzione e internamento dei migranti, uso strumentale della religione. L’autocrazia russa di Putin e il governo israeliano di Netanyahu rappresentano i modelli di riferimento. La fragilità dell’operazione trumpiana è, però, sotto gli occhi di tutti, per due ragioni principali. La prima: Trump, francamente, non sembra in sé la metà delle volte che compare davanti a una telecamera. I commentatori hanno cercato di giustificare le sue azioni, individuando una logica al di là del folklore, ma oggi si stanno arrendendo di fronte alla possibilità che in Trump, al di là del folklore, non ci sia proprio niente, se non vanagloria e soverchia stupidità. La seconda è che l’opinione pubblica americana sta reagendo, in piazza e alle urne. La democrazia si salva solo se c’è una reazione dell’opinione pubblica. In caso contrario vale il memorabile adagio de La Vendetta dei Sith, che corona la trilogia prequel dell’arcinota saga di George Lucas: «così crolla la democrazia: sotto scroscianti applausi».