Anne Carson, il Nobel a chi cambia le regole della scrittura
Dai miti greci alle ferite del presente, la poetessa canadese reinventa poesia e prosa. Un viaggio nelle opere della Nobel per la letteratura 2026.

ANSA
«Ero in Islanda ad ascoltare il vento». Ed intanto in Svezia le veniva assegnato il Nobel per la letteratura anche «per la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea». Poetessa, classicista, saggista e traduttrice, Anne Carson, nata in Canada nel 1950, è una donna che con le parole ci sa fare, oltre a essere una delle voci più originali, colte e influenti della scrittura contemporanea globale. Di formazione classica, ha a lungo insegnato letteratura greca antica e letterature comparate, unendo costantemente la profonda erudizione filologica alla sperimentazione formale e poetica.
È la diciannovesima donna a vincere il Nobel per la letteratura. Oltre alle sue creazioni originali, Carson è celebre per le sue traduzioni magistrali e modernissime dei tragici greci come Euripide, Sofocle, Eschilo e di Saffo, che ha restituito alla contemporaneità ridando voce ad autori che, come tutti i classici, non moriranno mai. Perché, come spiegava Luciano Canfora in uno dei suoi saggi che ho più amato, la storia passa veramente quando riusciamo a liberarcene e, forse, ci siamo liberati della storia degli Ittiti. La speranza, adesso che è stata insignita del Nobel, è che La Nave di Teseo o qualche altra casa editrice che ha già tradotto in italiano alcune sue opere ne traduca altre e che siano lette nelle scuole, perché l'Italia, che ritiene di essere quasi la patria e la padrona della classicità, per la propria eterna supponenza ha tanto da imparare dalle sue pagine.
Innanzitutto relativamente al suo approccio metodologico allo scrivere, intendendo quello della scrittura come un mondo della libertà. Perché ogni volta che Anne Carson ha scritto, e per nostra fortuna ha scritto tanto, ha cambiato le regole, ha spostato un poco più avanti gli elementi del gioco. Ha modificato la lingua, lo scrivere in prosa come lo abbiamo fino a lei immaginato, insegnandoci che in poesia come, perfino, in saggistica tutto è possibile. L'importante è avere a disposizione una variegata cassetta degli attrezzi, di quelle che non si comprano di certo all'Ikea, ma indispensabili come "la secca pietra pomice" con cui Catullo livellava i propri papiri ed i suoi versi. Venendo a un breve percorso fra le sue opere, Autobiografia del Rosso, tradotto in italiano da Sergio Claudio Perroni per La Nave di Teseo, è il suo libro più famoso. Racconta di un mostro rosso dotato di ali che può diventare uno dei personaggi più vulnerabili della letteratura contemporanea. Gerione appartiene alla mitologia greca e arriva fino a noi attraverso i frammenti di Stesicoro, ma Carson lo sottrae alla posizione che il mito gli aveva assegnato: non più soltanto il mostro sconfitto da Eracle, bensì un adolescente diverso dagli altri, alle prese con il proprio corpo, il desiderio e la difficoltà di trovare un posto nel mondo. Il mito non viene semplicemente trasportato nel presente; viene capovolto affinché sia proprio chi normalmente rimane ai margini della storia a poterla finalmente raccontare.
Con La norma sbagliata, invece, bisogna abbandonare quasi subito l’aspettativa di trovare un percorso lineare. Il libro, pubblicato in italiano da Utopia, riunisce versi, prose poetiche, testi brevi, riflessioni e frammenti, muovendosi continuamente tra quotidianità e mito, identità e perdita, tempo e linguaggio. La frammentarietà non appare però come qualcosa da ricomporre per arrivare finalmente a un significato stabile: è il principio stesso attraverso il quale Carson guarda il mondo. Ogni frammento contiene qualcosa dell’insieme, ma l’insieme continua a sottrarsi.
Con Economia dell’imperduto, Anne Carson spiega che cosa hanno in comune Simonide di Ceo, poeta greco vissuto tra il VI e il V secolo avanti Cristo, e Paul Celan, uno dei grandi poeti europei del Novecento. Il centro di questo suo ragionamento è il rapporto tra poesia, denaro, valore, memoria e perdita: che cosa significa attribuire un prezzo alla parola? E soprattutto, esiste qualcosa che il sistema degli scambi non può trasformare completamente in merce?
In Vetro, ironia e Dio c'è una storia d’amore che finisce e la ricerca da parte della mente di un linguaggio attraverso il quale sopravvivere alla perdita. Quest'opera permette di incontrare una Carson particolarmente intima, senza rinunciare alla vastità delle sue associazioni culturali. Come l’acqua, infine, è il libro che, forse, meglio rappresenta l’impossibilità di rinchiudere Anne Carson dentro una definizione. Il titolo offre già la metafora più efficace: l’acqua non possiede una forma definitiva, assume quella di ciò che la contiene e contemporaneamente continua a muoversi. «Ricordo che mi avevano colpito alcuni versi con cui descriveva la madre ottantenne. Diceva che aveva “piccole spalle, appuntite, incurvate” e la facevano pensare al falco merlino di Emily Brontë, a cui dava dei pezzetti di bacon sul tavolo della cucina. Ecco, oggi quei versi mi colpiscono ancora di più, perché quelle spalle curve sono le mie, che ho adesso l’età di sua madre in quella poesia».
Alla notizia dell’assegnazione del Nobel per la letteratura ad Anne Carson, Vivian Lamarque — ottantenne, poetessa e scrittrice anche lei, che nel 2023 ha vinto la prima edizione del Premio Strega Poesia con «L’amore da vecchia» — ci regala questo tassello di memoria tratto da Vetro, ironia e Dio . Cosa starà facendo adesso Anne Carson? Ci piace immaginarla esattamente come prima: in qualche bosco col marito Robert Currie. Oltre alla giusta soddisfazione, ne siamo certi, la sua vita è cambiata poco ed anche il lauto premio in denaro non cambierà di molto la sua abitudine: ha dichiarato all'Ansa che lo darà in beneficenza: «Abbiamo un amico che ha bisogno di una casa e diamo sempre molto a organizzazioni come Doctors Without Borders». E l'immagine che ci torna alla mente è quella della Tosca di Giacomo Puccini: «Vissi d'arte, vissi d'amore, non feci mai male ad anima viva! Con mano furtiva quante misere conobbi aiutai. Sempre con fè sincera la mia preghiera saliva ai santi altari. Sempre con fè sincera diedi gioielli della Madonna al manto, e diedi i fiori al ciel».
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