Ankara, la NATO e il nodo della dipendenza europea

Spesa militare, industria della difesa e peso degli USA: il vertice riapre la domanda decisiva. L’Europa deve costruire una propria autonomia strategica.

Otello MarilliFlusso QuotidianoNATOUSA
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ANSA

Ankara si prepara ad accogliere domani e dopodomani il vertice della NATO cui parteciperanno i leader dei 32 stati membri, incluso il presidente Trump. La discussione sarà incentrata su: aumento della spesa, aumento della produzione dell’industria della difesa e sulla ridefinizione della “responsabilità” dagli USA all’Europa. Tre temi, dunque, su cui si sono registrate le maggiori frizioni con il presidente tycoon, che guarda con fastidio ad un’alleanza che non si adegua ai suoi desiderata. Un vertice ricco di incognite, a voler essere ottimisti, e che si svolge in un contesto reso ancor più difficile dalle tensioni tra Russia e Polonia e dalla ridicolizzazione da parte del presidente americano dei leader europei, da ultimo nei confronti della presidente del consiglio Meloni oggetto di post di scherno nella giornata di ieri.

L’impressione è che all’amministrazione statunitense importi che da questa due giorni, più degli impegni su Kiev o della competizione globale con la Cina, vengano fuori rassicurazioni sugli impegni di spesa per l’industria della difesa, il famoso 5% (che, ad esempio, la Spagna a guida socialista non vuole confermare), che si devono tradurre in committenza per l’industria bellica americana. Il mondo cambia rapidamente e anche le relazioni internazionali sembrano conformarsi alla velocità che caratterizza il XXI secolo, ma il dubbio che la NATO sia in sempre maggiore sofferenza, e che occorra pensare a qualcosa di diverso per le politiche di difesa, si fa più grande. Una difesa europea che si svincoli dall’industria a stelle e strisce (si pensi al piano Draghi) e che instauri relazioni internazionali, ad esempio con il mondo cinese, con un maggiore grado di autonomia, potrebbe essere un’esigenza più prossima di quanto non immaginiamo: certo, la premessa è il superamento della commissione Von Der Leyen e l’avvio di una nuova fase politica nell’UE; difficile sicuramente, ma non impossibile.

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