Almasri, il favore italiano e lo schiaffo americano

Gli Stati Uniti sanzionano l’uomo rimpatriato dall’Italia con un volo di Stato. Un altro rovescio per il governo Meloni, sempre più marginale in Libia.

Umberto De GiovannangeliFlusso Quotidiano
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Irrisi da Erdogan e Haftar. E ora arriva anche il ceffone americano. Una collezione di insuccessi da far arrossire di vergogna. Rinascita lo ha rimarcato a più riprese: in Libia l’Italia non tocca più palla, relegata in panchina quando le va bene. Il patto tra il sultano di Ankara e l’uomo forte della Cirenaica va avanti spedito. Sul piano militare, l’elemento di novità è l’avvio della costruzione di una nuova base militare turca nei pressi dell’oasi di Jaghbub, al confine, in un’area di rilevanza strategica.

E l’Italia? Le ha provate tutte per ingraziarsi i signori della guerra spacciati per leader politici o addirittura per statisti. Risultati? Nada de nada. Ritirati con perdite da Bengasi, fronte Haftar, Giorgia Meloni e la triade dei ministri più impelagati nei dossier libici — Tajani, Piantedosi, Nordio — avevano provato a conquistare i favori del parlamento della Tripolitania, rispedendo a Tripoli, da uomo libero e con tanto di volo di Stato, il criminale torturatore e stupratore Osama Almasri.

Una vicenda che ha reso ridicoli il ministro dell’Interno (Piantedosi) e il guardasigilli (Nordio), nelle loro esibizioni parlamentari oscillanti tra il grottesco e il patetico nel maldestro tentativo di dare una giustificazione “giuridica” a un atto inqualificabile sotto ogni punto di vista.

Direte: vabbè, a fare la voce grossa sono le solite organizzazioni umanitarie, Amnesty International e via elencando. Eh, no. Perché è di pochi giorni fa lo schiaffone indirettamente rifilatoci dagli Stati Uniti. Il governo americano ha sanzionato Osama Almasri e sua moglie Aml Faraj Mohamed Makhulf «per il loro coinvolgimento in gravi violazioni dei diritti umani, nello specifico torture e trattamenti crudeli, inumani e degradanti nei confronti dei detenuti nelle carceri di Mitiga e al-Jadida». A comunicarlo, una nota firmata da Marco Rubio a nome del Dipartimento di Stato Usa. Insomma, anche Trump giudica Almasri un bandito e un «pericolo per gli Stati Uniti».

Di quei crimini Almasri era accusato anche quando l’Italia ha deciso di rimandarlo a Tripoli. Altro che sanzionarlo. Lo abbiamo imbarcato gentilmente, dopo avergli fatto assistere a una partita della Juventus. La red line del ridicolo è stata ampiamente superata dagli inventori del “Piano Mattei” per l’Africa.

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