Addio a Sergio Landucci, ultimo maestro di una generazione

Bruno GravagnuoloFlusso Quotidiano
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ANSA

È scomparso a Firenze, a 88 anni, lo storico della filosofia Sergio Landucci, tra i maggiori studiosi italiani del secondo Novecento. Per oltre quattro decenni ha insegnato filosofia morale all’Università di Firenze, distinguendosi negli studi su Kant, Hegel, Cartesio e sul pensiero moderno europeo. Nato a Sarzana nel 1938, si formò alla Normale di Pisa con Luporini e nel 1968 divenne professore ordinario. Nel 2009 gli fu assegnato il Premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia Nazionale dei Lincei per le scienze filosofiche, a riconoscimento di una lunga e rilevante carriera dedicata alla ricerca e all’insegnamento.

Il suo volume "La Contraddizione in Hegel” mi ha insegnato molto. In primo luogo che la contraddizione è contrasto reale tra forze fisiche e materiali e anche ideologiche, che si riflettono nella mente. E su questo rilevante fu la sua lettura di Aristotele e le sottili distinzioni che vi rinveniva tra opposti, diversi, indifferenti, contrari e contraddittori. L'abc per chi vuol parlare di logica e filosofia. Grazie a lui anche io capii che la dialettica non era un mantra magico, bensì un fenomeno reale: il presentarsi alla mente dei contrasti attraverso i quali si genera ogni pensiero ma anche ogni emozione. Ogni dato isolato infatti, esclude e include l'alterità non finalisticamente. Ma secondo una selezione di forze dove sovrano sono intelletto, esperienza concreta e lotta tra ipotesi e forze sociali. Non tutto si ricompone. E l'esperienza è perenne e infinita senza chiusura definitiva. Poiché la totalità e' categoria dell'esistenza pensante che mira ad integrare ed escludere. Su questo piano anche il famoso contrasto con della Volpe anti-dialettico, si sanava. La contraddizione ex siste come conflitto reale, non come molla misteriosa dell'essere in sé contraddittorio. Ecco: quel conflitto che si riproduce nella mente e nello psichico, è contraddizione da superare non come esito scontato. La scienza così è salva ed è incontraddittoria nei suoi assunti- come diceva Della Volpe- e però l'esperienza epistemica, politica ed esistenziale si svolge sempre tra contrasti. Dialettica come conflitto dunque e come Destino - lo sostenni in una mia monografia del 1983- istinto logico e storico della libertà. Onore e gratitudine dunque a Landucci marxista hegelo-moderno, affascinato anche dal pensiero dei selvaggi, che ci ha aiutato con altri maestri a ragionare e capire.