Addio a Guglielmo Pepe, figlio purissimo del '68

La biografia di Pepe, scomparso all'età di 77 anni, mostra un lato diverso degli anni di piombo: non solo violenza ma anche e soprattutto conquiste sociali

Carmine FotiaFlusso Quotidiano
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ANSA

Eh si, il mio amico Guglielmo Pepe, scomparso ieri notte all’età di 77 anni, quando l’ho conosciuto, nei primi anni settanta, sembrava proprio il Generale eroe della Rivoluzione napoletana: era alto, con lunghi capelli neri fino alle spalle, neri anche baffi e pizzetto, era sempre elegante mentre allora ci si vestiva con grande trasandatezza. Piu grande di me di 7 anni, era nel collettivo di Lettere e stava già con sua moglie, la mia carissima amica e poi compagna di lavoro al Manifesto, Norma Rangeri, che ne è stata a lungo Direttrice.

Guglielmo era un dirigente del gruppo politico del manifesto e poi del Pdup, ma non lavorò mai al giornale. Abitava, insieme a Norma a Montesacro, nello stessa zona dove io vivevo, andavo a scuola e facevo militanza politica. Ero coetaneo e amico della sorella di Norma, Paoletta, facevamo politica insieme nel collettivo degli studenti medi di Montesacro. Per questo, Norma e Guglielmo mi consideravano come una specie di fratello minore, credo. Eravamo i “ragazzi” del movimento e Guglielmo era per noi un punto di riferimento importante. In piazza, anche nelle situazioni difficili, era sempre calmo, e le affrontava anche se di natura non era affatto incline alla violenza.

Ricordo tantissime riunioni serie, ma che tante serate a parlare, scherzare, ascoltare musica, bere, fumare qualche canna, esultare e più spesso in verità soffrire per la nostra amatissima Roma. Guglielmo ha poi fatto una carriera prestigiosa a Repubblica, dove entrò dall’inizio, diventando Capo della Cronaca romana e poi Direttore degli inserti Salute e National Geographic.

Ma a me piace ricordare quel figlio purissimo del ‘68, ribelle, ironico, coraggioso. La sua biografia smentisce il bias consolidato che gli anni settanta siano stati unicamente “gli anni di piombo”. Certo ci fu anche violenza e morte, ma per la grande parte furono conquiste sociali, diritti civili, attuazione della costituzione, rivitalizzazione dell’antifascismo. Dunque, un addio Guglielmo, amico e protagonista di quegli anni bellissimi, alla carissima Norma, a Federico che ho visto crescere, a tutti i suoi cari, un grande abbraccio.