Accordi di Abramo, Netanyahu fa saltare il sogno di Trump
La guerra perpetua di Israele allontana le monarchie del Golfo e favorisce nuove alleanze. Per il tycoon sfuma la promessa di un nuovo Medio Oriente.

ANSA
Abramo non sta più ai “patti”. Gli accordi che avrebbero dovuto cambiare il corso della storia del Medio Oriente, sono “congelati”, per i più ottimisti, accantonati definitivamente, per i più realisti. Per Donald Trump, l’ispiratore degli Accordi di Abramo, è forse lo smacco più grande in politica estera. E non solo perché, nella sua testa, quegli Accordi avrebbero consacrato il suo secondo mandato presidenziale e magari, perché no, consacrarlo al Nobel per la Pace. Ma il suo (ex) amico e sodale di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu, ha fatto saltare il banco. E lo stesso, detto per incisio ha fatto bocciando il “piano per Gaza” messo a punto dal Board of Peace per Gaza del quale il tycoon si è autonominato presidente a vita.
La guerra perpetua e su più fronti - Territori palestinesi, Libano, Siria, Yemen, Iraq, Iran - di Netanyahu e del suo governo inflazionato da ministri fasciomessianici, ha ulteriormente destabilizzato lo scenario mediorientale. Non si tratta dell’Iran, dove pure la guerra di Donald e Bibi invece che abbattere ha finito per rafforzare il regime teocratico-militare e i suoi proxy regionali, a cominciare dagli Houthi yemeniti; si tratta delle petromonarchie del Golfo arabico. L’Oman, tirato in ballo dalla vicenda del Flydubai, non ha relazioni con lo Stato ebraico; l’Arabia Saudita con il suo giovane e ambizioso erede al trono, il principe Mohammad bin Salman, ha addirittura stretto un patto di cooperazione militare con Pakistan e Turchia. E sulla stessa strada sembrano avviarsi gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain- che pure avevano aderito agli Accordi di Abramo - perfino il Qatar, che pure oltre ad Hamas sembra aver riempito di soldi l’entourage di Netanyahu (il Qatargate. E ora è la volta del Kuwait., che ospita le più importanti basi militari statunitensi nella regione. Alle Nazioni Unite, uno dei discorsi più duri contro Israele è stato quello pronunciato da re Abdullah II di Giordania, uno dei due Paesi arabi, con l’Egitto, ad avere sottoscritto un accordo di pace con lo Stato ebraico: il sovrano hashemita ha accusa Israele di volere cancellare, a Gaza come in Cisgiordania “la vita palestinese”, per poi aggiungere: «Le ambizioni espansionistiche del governo israeliano sono una minaccia regionale». Con buona pace di Abramo e dei suoi accordi.
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