76 università unite per ricordare Giulio Regeni
A dieci anni dalla morte del ricercatore italiano, torturato e ucciso al Cairo, 76 atenei aderiscono all'iniziativa “Le Università per Giulio Regeni”

ANSA
Settantasei università italiane unite per riportare al centro del dibattito pubblico una storia che non si è mai chiusa: quella di Giulio Regeni. A dieci anni dalla sua scomparsa al Cairo, il 25 gennaio 2016, e dal ritrovamento di quel corpo su cui si vedevano i segni provocati da «tutto il male del mondo», le università scelgono di trasformare la memoria in iniziativa concreta. Nasce così “Le Università per Giulio Regeni”, un ciclo di eventi tra aprile e maggio che coinvolgerà fino a 15mila persone tra studenti, ricercatori e cittadini. Nei prossimi mesi, dunque, gli atenei che hanno aderito organizzeranno eventi ed incontri per ricordare Giulio e tramandarne l’esempio.
Il punto di partenza è il documentario “Giulio Regeni — Tutto il male del mondo” di Simone Manetti, che verrà proiettato nei diversi atenei insieme a incontri e dibattiti dedicati ai temi della libertà di studio e di ricerca. Ma l’iniziativa va oltre la semplice programmazione culturale: la vicenda di Regeni continua a essere oggetto di analisi in ambiti che spaziano dal diritto alle relazioni internazionali, dall’antropologia al giornalismo, segno di una ferita ancora aperta e di interrogativi irrisolti.
A rendere possibile questa mobilitazione è stato il lavoro costante dei genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini, che in questi anni hanno tenuto viva la richiesta di verità e giustizia, trasformandola in una questione pubblica. Così, mentre il procedimento giudiziario prosegue tra ostacoli e mancate collaborazioni, la storia di Giulio Regeni torna nelle aule universitarie. Non come commemorazione, ma come materia viva: un nodo in cui si intrecciano ricerca, diritti e responsabilità civile.